Un articolo del’Time’ scritto da Stephan Faris ha posto un problema molto attuale, visti i tristi fatti della pianura Padana colpita dal terremoto nei giorni scorsi: “Roma è preparata ad affrontare un terremoto?” La principale città italiana, nonchè la capitale, infatti, nella sua storia ha avuto diversi eventi sismici che sono riportati nell’articolo, con danni in alcuni casi anche gravi. Infatti, nonostante Roma non sia considerata ad alto rischio sismico, la “Città Eterna” è stata scossa più volte da fenomeni tellurici di vario tipo: quelli, deboli/moderati, che possono verificarsi nell’area dei Castelli Romani e nella zona sud della città, e quelli ben più forti che possono colpire l’Appennino centrale, proprio al confine tra Lazio e Abruzzo, arrivando a far danni fin sulla capitale. L’artcolo di Faris cita gli eventi sismici dell’anno 15 d.C., dell’801, del 1044, del 1349 quando il terremoto fu descritto da Petrarca, che raccontò la distruzione della città con danni da San Paolo al Colosseo. Ma la terra ha tremato anche nel 1812 e altre volte ancora.
Nell’articolo, poi, ci si chiede se Roma è pronta ad affrontare un’emergenza sismica, e Farisscrive preoccupato che se sono bastati pochi centimetri di neve a mandare in tilt la città a febbraio, chissà cosa potrebbe succedere in caso di terremoto. “Anche la neve non era attesa e prevista per Roma, nessuno si aspettava che arrivasse, proprio come il terremoto…” conclude Faris.
Nell’articolo, poi, ci si chiede se Roma è pronta ad affrontare un’emergenza sismica, e Farisscrive preoccupato che se sono bastati pochi centimetri di neve a mandare in tilt la città a febbraio, chissà cosa potrebbe succedere in caso di terremoto. “Anche la neve non era attesa e prevista per Roma, nessuno si aspettava che arrivasse, proprio come il terremoto…” conclude Faris.
Per approfondire ulteriormente l’argomento del rischio sismico a Roma, abbiamo contattatoFabrizio Marra, geologo e ricercatore dell’Ingv, che negli anni ha condotto una serie di studi specifici sulla sismicità e sul risciho sismico della capitale. Marra ha esordito dicendoci di considerare l’articolo di Faris sul Time “molto serio ed equilibrato, preciso nei riscontri e condivisibile sulle riflessioni“, e ci ha spiegato che comunque “su Roma non sono attesi, parlando nello specifico della città, terremoti forti, di magnitudo comparabile a quella dell’Emilia Romagna nei giorni scorsi“. “Per Roma – ha infatti aggiunto l’esperto – tra tutti i posti al mondo, possiamo avere una stima della sismicità storica più attendibile in assoluto perchè abbiamo dei ‘record’ di quasi tremila anni, e possiamo ricostruire tutto quello che è successo“.
E allora Marra ci ha spiegato che “nessun terremoto con epicentro a Roma ha mai avuto magnitudo superiori a 4. Al massimo, nell’area dei Castelli Romani si può raggiungere magnitudo 4.5, ma non oltre, almeno non è mai successo prima. La sismicità più specifica sull’area di Roma ci indica questo elemento preciso, come abbiamo visto anche l’ultima volta che a Roma c’è stato uno sciame sismico, nel giugno 1995, quando gli epicentri delle scosse furono concentrati nella zona sud e la magnitudo massima fu di 3.6“.
“La sismicità tipica dell’area romana intesa come Roma città, quindi, è molto moderata” concludeMarra, spiegando che “scosse di questo tipo non possono provocare danni seri al patrimonio edilizio, a meno di situazioni di particolare vulnerabilità degli edifici“. E qui entriamo in un argomento che è fondamentale in tutta la vicenda sismica. “E’ un problema – continua infatti l’esperto dell’Ingv – generale, non solo di Roma ma di tutt’Italia e di tutto il mondo. La gente non muore per il terremoto in sè, ma per le costruzioni e per come sono costruiti gli edifici. Il problema più serio di Roma è che non si sa assolutamente, dal dopoguerra in poi, come si comporterebbero gli edifici in caso di terremoti al limite della magnitudo attesa per questa zona“.
Marra, però, ci spiega che il principale rischio sismico di Roma non viene dai Castelli Romani o dalla città in sè, ma da più lontano, da quell’Appennino centrale in cui possono verificarsi scosse molto molto più forti, con ripercussioni anche sulla Capitale.
“Già il terremoto di tre anni fa a L’Aquila è stato molto avvertito in città, ma non ha provocato danni. Dopotutto era di magnitudo 6. Il problema vero è che sull’Appennino centrale possono verificarsi terremoti molto più forti, fino a magnitudo 7 com’è accaduto nel 1915 ad Avezzano. In quell’occasione a Roma non ci furono morti, ma molti danni distribuiti su gran parte della città, soprattutto in alcune zone che poi abbiamo individuato come le valli alluvionali“.

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