Nell’ultimo
secolo, dopo la catastrofe del 1908, lo stretto di Messina è stato
oggetto di studio di molti scienziati venuti da tutto il mondo per
capire la complessa conformazione geologico strutturale dell’area.
Ancora oggi abbiamo più di una teoria riguardo l’evoluzione dello stretto durante le varie ere geologiche.
Tra queste quella che può essere ben applicata alla realtà dello stretto
attribuisce a tale area una struttura a “Graben”,
ossia in termini geologici vuol dire che lo stretto non è altro che
una depressione di natura tettonica formatasi in 125mila anni, grazie
al ripetersi di grandi terremoti che gradualmente hanno allontanato la
Sicilia dal resto del continente.
Di grande importanza sono le
caratteristiche rocciose dei rilievi che contornano lo stretto, infatti
sia i Peloritani (riva siciliana) che il massiccio dell’Aspromonte
(riva calabrese) hanno la stessa conformazione.
Questo sta ad indicare in epoche passate la Sicilia era unita al resto del continente , avvalorando la teoria che vede il “Graben” come struttura dominante della zona.

Lo stretto di Messina si trova proprio nel centro del Mediterraneo, in una zona molto instabile dal punto di vista tettonico.
Infatti proprio qui convergono ben tre placche continentali, ognuna di
esse ha un proprio movimento che le porta a scontrarsi formando cosi un
sistema di faglie normali lungo complessivamente 370 km, tale sistema
viene chiamato “Siculo-Calabrian rift zone”.
Questo complesso sistema di faglie si estende in modo continuo dalle
coste tirreniche calabresi, prolungandosi attraverso lo stretto di
Messina, lungo la costa ionica della Sicilia fino a raggiungere gli
Iblei orientali(Sicilia sud-orientale).
Proprio sotto lo stretto
passano diverse faglie di carattere distensivo, ovvero tali strutture
tettoniche sono caratterizzate da particolari movimenti orizzontali
dovuti ai continui spostamenti delle placche continentali.
Molte di queste faglie sono tuttora poco conosciute poichè si trovano a circa 6-8 km sotto il fondale dello stretto.
Secondo recenti studi le faglie presenti lungo dello stretto sono
collegate con le numerose faglie dell’area aspromontana, responsabili
della crisi sismica del 1783 e dei numerosi eventi franosi sulle colline
a nord dell’Aspromonte.
Come cambiò lo stretto dopo il devastante sisma del 28 Dicembre 1908 ?
Il presunto epicentro del sisma del 1908
Durante
il violento terremoto le coste della Sicilia e della Calabria,
improvissamente libere di muoversi, si allontanarono di colpo di 70
centimetri.
Contemporaneamente , grazie a una ricerca condotta
dall’istituto geografico militare italiano nel 1909, si scropri che la
costa calabrese sprofondò di 55 centimetri rispetto al livello del
mare, mentre quella siciliana arrivò a meno 75 centimetri.
Studi successivi evidenziarono come la notevole“Subsidenza”,
ossia lo sprofondamento del suolo, sia interpretabile per mezzo di una
faglia normale o un sistema a doppia faglia che scorre parallelo
all’asse dello stretto.
Alcuni importanti sismologi ipotizzano per
l’evento del 1908 un meccanismo di rottura secondo un sistema
sismogenetico costituito da due faglie disposte in una struttura a
“Graben” al di sotto dello stretto.
Il terremoto del 1908 può essere ritenuto caratteristico dell’area dello stretto ?
Ancora oggi la questione che ritiene il sisma del 1908 come caratteristico dell’area dello stretto rimane ancora aperta.
Molti studiosi sono titubanti nell’applicare la teoria del terremoto
caratteristico in una zona dove è presente una complessa situazione
tettonica.
Addirittura ancora oggi, nel 2008 a 100 anni esatti dal
drammatico sisma, non è stata individuata con certezza la faglia
generatrice dell’immane terremoto del 1908.
Nello stretto sono
presenti diverse faglie distensive che per la loro modesta lunghezza,
inferiore ai 10 km, non possono essere candidate per l’evento del 28
Dicembre 1908, al massimo possono generare eventi sismici di moderata
energia , come quello del 16 Gennaio 1975 che ebbe un potenziale di 4.7
di magnitudo, il più forte sisma che ha colpito lo stretto dopo il
1908.
Secondo la teoria del terremoto caratteristico è possibile che
al di sotto dello stretto, a circa 6-10 km di profondità, agisca una
“faglia cieca” che di tanto in tanto scarica tutta l’energia accumulata
dal movimento delle placche crostali in un sisma di forte magnitudo
con un tempo di ritorno di circa 1000 anni.
Purtroppo non abbiamo
dati sufficenti che possano confermare tale teoria del terremoto
caratteristico, proprio per questo non possiamo ritenere con certezza
che il sisma del 1908 sia caratteristico dell’area dello stretto.

E’ vero che prima o poi lo stretto sarà colpito da un nuovo fortissimo terremoto ?
Secondo
alcune evidenze paleosismologiche lo stretto in varie epoche passate è
stato colpito più volte da forti sismi che hanno modellato a dovere
l’asetto geomorfologico di tale area.
Si può facilmente dedurre che
il terremoto del 1908 è solo l’ultimo della catena e prima o poi ne
seguirà un’altro che avverà quando la struttura sismogenetica sarà
nuovamente carica di energia.
Certo prima che la faglia sia
completamente carica di energia bisogna aspettare molti anni, si parla
di secoli addirittura, ma questo non vuol dire che prima lungo lo
stretto non avremo nuovi sciami sismici di una certa rilevanza, come
avvenuto nel Gennaio 1975.
Lo
schema definitivo della teoria concernente l’origine dello tsunami
1908 legata ad una frana sottomarina. Si notano tutti i dettagli: il
tempo di arrivo dello tsunami rispetto alla scossa sismica (ttt);
l’epicentro prossimo all’area di massima dislocazione del fondo marino;
la frana con la nicchia di distacco (seafloor reentrant); il run-up
massimo a S. Alessio; il viaggio sottomarino della corrente torbiditica
fino alla distruzione dei cavi telegrafici. Un mirabile esempio di
ricostruzione scientifica. Si ringrazia il dott. Andrea Billi per la
gentile concessione dello schema (tratto da “Reply to Comment by Andrea
Argnani et al. On “On the Cause of the 1908 Messina Tsunami, Southern
Italy”, Geophys. Res. Lett., 36, L13308, doi: 10.1029/2009GL037499,
2009)