sabato 2 giugno 2012

In arrivo l'eclissi più rara: Venere transita davanti al Sole

Tra il 5 ed il 6 Giugno, ad un solo mese dalla Luna Gigante, arriverà il secondo spettacolare fenomeno celeste dell’anno:  il transito di Venere davanti al Sole. Un evento molto raro che si riproporrà solo tra 105 anni, nel 2117. Non facciamoci ingannare dal fatto che l’ultima volta è accaduto nel giugno del 2004, il suo passaggio davanti al Sole segue un ritorno ciclico: si ripresenta due volte d’estate ad un intervallo di otto anni, poi si attendono 105 anni per poter riassistere all’evento, di seguito altre due ricomparse d’inverno a distanza l’una dal’altra di otto anni ed un nuova lunghissima pausa di 121.5 anni; questo sarà dunque l’ultimo transito di Venere davanti al Sole del secolo.
Venere e’ il secondo pianeta del sistema solare per vicinanza al Sole ed è il pianeta piu’ vicino a noi. Fù così appellato dagli antichi perché appariva come il piu’ brillante tra i pianeti conosciuti e come l’oggetto piu’ luminoso in cielo, dopo il Sole e la Luna, osservabile ad occhio nudo. Gli diedero dunque il nome di "Venere", la Dea dell’amore e della bellezza degli antichi romani.
Il transito di Venere si manifesterà come una piccola eclissi solare e durerà sei o sette oreIl posto migliore per osservare  l’evento saranno le isole della Polinesia. Un  evento irripetibile, per tutte le giovani coppie che si troveranno in romantica luna di miele e che avranno la fortuna di poter suggellare il loro amore sotto il segno di Venere. A Tahiti la giornata del 5 giugno prevede un ricchissimo programma di eventi che celebrano la cultura polinesiana accanto all’osservazione del cielo a Pointe Venus per festeggiare il transito di Venere.
In Europa sarà possibile vederla con qualche difficoltà all’alba del 6 Giugno. Per poterla osservare sarà indispensabile disporre di una protezione per gli occhi in modo da evitare danni permanenti alla vista, ma per i meno mattinieri ecco un sito che vi aiuterà a seguire l’evento.
Per l’occasione gli astronomi, punteranno il telescopio spaziale Hubble sulla luna che fungerà da specchio per esaminare la composizione dell'atmosfera del Pianeta in transito, proprio sulla base della luce solare che lo attraverserà e che verrà riflessa.
La composizione dell’atmosfera di Venere non è un mistero, ma le osservazioni di Hubble saranno un test,  per capire se la tecnica possa essere utilizzata per determinare la composizione di esopianeti simili alla Terra, che transitino davanti alla propria stella proprio come farà Venere.

Le faglie dello Stretto di Messina e il rischio sismico tra Calabria e Sicilia

Nell’ultimo secolo, dopo la catastrofe del 1908, lo stretto di Messina è stato oggetto di studio di molti scienziati venuti da tutto il mondo per capire la complessa conformazione geologico strutturale dell’area.
Ancora oggi abbiamo più di una teoria riguardo l’evoluzione dello stretto durante le varie ere geologiche.
Tra queste quella che può essere ben applicata alla realtà dello stretto 

attribuisce a tale area una struttura a “Graben”, ossia in termini geologici vuol dire che lo stretto non è altro che una depressione di natura tettonica formatasi in 125mila anni, grazie al ripetersi di grandi terremoti che gradualmente hanno allontanato la Sicilia dal resto del continente.
Di grande importanza sono le caratteristiche rocciose dei rilievi che contornano lo stretto, infatti sia i Peloritani (riva siciliana) che il massiccio dell’Aspromonte (riva calabrese) hanno la stessa conformazione.
Questo sta ad indicare in epoche passate la Sicilia era unita al resto del continente , avvalorando la teoria che vede il “Graben” come struttura dominante della zona.



Lo stretto di Messina si trova proprio nel centro del Mediterraneo, in una zona molto instabile dal punto di vista tettonico.
Infatti proprio qui convergono ben tre placche continentali, ognuna di esse ha un proprio movimento che le porta a scontrarsi formando cosi un sistema di faglie normali lungo complessivamente 370 km, tale sistema viene chiamato “Siculo-Calabrian rift zone”.
Questo complesso sistema di faglie si estende in modo continuo dalle coste tirreniche calabresi, prolungandosi attraverso lo stretto di Messina, lungo la costa ionica della Sicilia fino a raggiungere gli Iblei orientali(Sicilia sud-orientale).
Proprio sotto lo stretto passano diverse faglie di carattere distensivo, ovvero tali strutture tettoniche sono caratterizzate da particolari movimenti orizzontali dovuti ai continui spostamenti delle placche continentali.
Molte di queste faglie sono tuttora poco conosciute poichè si trovano a circa 6-8 km sotto il fondale dello stretto.
Secondo recenti studi le faglie presenti lungo dello stretto sono collegate con le numerose faglie dell’area aspromontana, responsabili della crisi sismica del 1783 e dei numerosi eventi franosi sulle colline a nord dell’Aspromonte.
Come cambiò lo stretto dopo il devastante sisma del 28 Dicembre 1908 ?
Il presunto epicentro del sisma del 1908


Durante il violento terremoto le coste della Sicilia e della Calabria, improvissamente libere di muoversi, si allontanarono di colpo di 70 centimetri.
Contemporaneamente , grazie a una ricerca condotta dall’istituto geografico militare italiano nel 1909, si scropri che la costa calabrese sprofondò di 55 centimetri rispetto al livello del mare, mentre quella siciliana arrivò a meno 75 centimetri.
Studi successivi evidenziarono come la notevole“Subsidenza”, ossia lo sprofondamento del suolo, sia interpretabile per mezzo di una faglia normale o un sistema a doppia faglia che scorre parallelo all’asse dello stretto.
Alcuni importanti sismologi ipotizzano per l’evento del 1908 un meccanismo di rottura secondo un sistema sismogenetico costituito da due faglie disposte in una struttura a “Graben” al di sotto dello stretto.


 Il terremoto del 1908 può essere ritenuto caratteristico dell’area dello stretto ?
Ancora oggi la questione che ritiene il sisma del 1908 come caratteristico dell’area dello stretto rimane ancora aperta.
Molti studiosi sono titubanti nell’applicare la teoria del terremoto caratteristico in una zona dove è presente una complessa situazione tettonica.
Addirittura ancora oggi, nel 2008 a 100 anni esatti dal drammatico sisma, non è stata individuata con certezza la faglia generatrice dell’immane terremoto del 1908.
Nello stretto sono presenti diverse faglie distensive che per la loro modesta lunghezza, inferiore ai 10 km, non possono essere candidate per l’evento del 28 Dicembre 1908, al massimo possono generare eventi sismici di moderata energia , come quello del 16 Gennaio 1975 che ebbe un potenziale di 4.7 di magnitudo, il più forte sisma che ha colpito lo stretto dopo il 1908.
Secondo la teoria del terremoto caratteristico è possibile che al di sotto dello stretto, a circa 6-10 km di profondità, agisca una “faglia cieca” che di tanto in tanto scarica tutta l’energia accumulata dal movimento delle placche crostali in un sisma di forte magnitudo con un tempo di ritorno di circa 1000 anni.
Purtroppo non abbiamo dati sufficenti che possano confermare tale teoria del terremoto caratteristico, proprio per questo non possiamo ritenere con certezza che il sisma del 1908 sia caratteristico dell’area dello stretto.

E’ vero che prima o poi lo stretto sarà colpito da un nuovo fortissimo terremoto ?
Secondo alcune evidenze paleosismologiche lo stretto in varie epoche passate è stato colpito più volte da forti sismi che hanno modellato a dovere l’asetto geomorfologico di tale area.
Si può facilmente dedurre che il terremoto del 1908 è solo l’ultimo della catena e prima o poi ne seguirà un’altro che avverà quando la struttura sismogenetica sarà nuovamente carica di energia.
Certo prima che la faglia sia completamente carica di energia bisogna aspettare molti anni, si parla di secoli addirittura, ma questo non vuol dire che prima lungo lo stretto non avremo nuovi sciami sismici di una certa rilevanza, come avvenuto nel Gennaio 1975.
Lo schema definitivo della teoria concernente l’origine dello tsunami 1908 legata ad una frana sottomarina. Si notano tutti i dettagli: il tempo di arrivo dello tsunami rispetto alla scossa sismica (ttt); l’epicentro prossimo all’area di massima dislocazione del fondo marino; la frana con la nicchia di distacco (seafloor reentrant); il run-up massimo a S. Alessio; il viaggio sottomarino della corrente torbiditica fino alla distruzione dei cavi telegrafici. Un mirabile esempio di ricostruzione scientifica. Si ringrazia il dott. Andrea Billi per la gentile concessione dello schema (tratto da “Reply to Comment by Andrea Argnani et al. On “On the Cause of the 1908 Messina Tsunami, Southern Italy”, Geophys. Res. Lett., 36, L13308, doi: 10.1029/2009GL037499, 2009)

India: una pioggia di meteoriti danneggia alcune case!

Un team di scienziati provenienti da Mumbai Nagpur partirà per indagare e studiare l'impatto che una pioggia di meteoriti ha avuto sulla regione del Katol e che ha danneggiato alcune case.
la spedizione e' stata inviata per determinare se si e' formato un cratere conseguente all'impatto che ha interessato la regione per un raggio di 200 km.
"Il fenomeno delle palle di fuoco riprese dal cielo e'stato accompagnato da enormi boati, come è stato testimoniato da molti Martedì sera intorno alle 5. La pioggia di meteore e' stata vista dirigersi in direzione est nella regione Vidarbha del Maharashtra .
Secondo l'istituto sismologico indiano  la pioggia di meteoriti è stata accompagnata da scosse telluriche di misura 2,1 sulla scala Richter, ma non è chiaro se l'effetto sia da attribuire al fenomeno astronomico.

Gli Scienziati Scoprono Nuovi Vulcani Sottomarini Nella Baia Di Plenty,in Nuova Zelanda

 Si tratta di un'area che avrà in futuro bisogno di essere isolata dalla pesca o da tutti gli eventuali tragitti di navi mercantili, per evitare eventuali problemi operati da una possibile, eventuale eruzione.
La Cima Del Vulcano Sottomarina Si Trovai Quasi Ad un Km Al Di Sotto Della Superificie! Ci sono circa 50 vulcani sottomarini che si estendono lungo la Cresta Kermadec. Si tratta di una caratteristica significativa del Pacifico occidentale, che si estende quasi 1500 km vicino alla Nuova Zelanda.

Indonesia scossa di terremoto 5.8

Un moderato 5,8 terremoto di magnitudo ha colpito l'Indonesia West Papua provincia il Venerdì, il US Geological Survey ha riferito, l'invio di residenti in preda al panico che corrono all'aperto. Il sisma che ha colpito alle 15:56 ora locale (06:56 GMT), vicino alla città di Manokwari nella parte orientale dell'Indonesia, ha avuto residenti che lasciano case ed edifici, ma non ci sono al momento notizie di danni. Un Testimone Dice : "Ero fuori dalla mia casa, quando la terra cominciò a tremare. Mi sono imbattuto in casa a prendere i miei tre nipoti che sono stati napping si precipitò dentro e indietro ", ha detto Leo Ayomi, un 60 Anni " nonna " . Il sisma ha colpito 92 km (57 miglia) a ovest di Manokwari ad una profondità di 24 chilometri.

Argentina scossa di terremoto 6.0.

Una Scossa Di Terremoto in Argentina Di Magnitudo 6,0
Registrata 04:52:53 ( 07:52:53 ). La Profondità è Stata Profonda Soltanto 50 km! Per il Momento Nessun Danno! Ma Ovviamente La Zona Sud Americana è una Zona Altamente Sismico!

venerdì 1 giugno 2012

Terremoto e risveglio del vulcano sottomarino Marsili: c’è connessione?



 Il Marsili è un vulcano sottomarino che si trova nel Tirreno meridionale, a circa 140 km a nord della Sicilia e circa 150 km a ovest della Calabria, e appartenente all’arco insulare delle Eolie.
Fonti hanno dichiarato che le frane lungo i versanti del vulcano fanno presagire che si sia risvegliato.
Alcuni geologi e sismologi avanzano l’ipotesi non tanto che le scosse di terremoto siano imputabili all’attività sismica del Marsili, ma che possano averne accentuato l’intesità.
Franco Ortolani, ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio ha allarmato “Bisogna al più presto organizzare sistemi di difesa dei litorali”, in tempi non sospetti aveva lanciato un allarme tsunami per le coste tirreniche.
La chiave di tutto sta nelle isole Eolie che potrebbero svolgere il ruolo di “sentinelle” e annunciare con netto anticipo l’arrivo dell’onda di maremoto.
Riportiamo una dichiarazione del professor Ortolani ridalente alla metà dello scorso anno.
 “Uno studio che ho avviato -spiega Ortolani – dopo il maremoto del 30 dicembre 2002 che interessò Stromboli, le isole vicine e la costa compresa tra Milazzo (Sicilia) e Marina di Camerota (Campania), ha evidenziato che, in base ai dati pubblicati (Tsunamis Research Team, Physics Dept – University of Bologna and National Institute of Geophysics and Volcanology (INGV) – Rome) negli ultimi 2000 anni vi sono stati 72 movimenti anomali del mare che hanno interessato le coste italiane. I risultati della ricerca eseguita con la collaborazione di Silvana Pagliuca del CNR, sono stati presentati al Congresso Internazionale di Geologia tenutosi a Firenze nell’agosto 2004. Il più recente maremoto italiano è stato quello che si è innescato poco dopo le ore 13 del giorno 30 dicembre 2002 nell’area di Stromboli, con conseguente inondazione della fascia costiera fino ad altezza di alcuni metri sul livello medio del mare. L’evento anomalo ha determinato seri danni ai manufatti più vicini al mare e ha provocato il ferimento di alcune persone; esso si è avvertito lungo la costa siciliana nella zona di Milazzo e in quella campana nel porto di Marina di Camerota. Il maremoto è stato innescato da una frana sottomarina”.